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CONVEGNO SU “IL RISCHIO CHIMICO”
Relazione Ing. Carlo Piccirilli

I rischi derivanti dagli agenti chimici sono quelli connessi all’esposizione per l’impiego di sostanze chimiche o prodotti aventi le caratteristiche di pericolosità.
In ambiente ospedaliero il R. chimico rappresenta uno tra i più diffusi fattori di rischio in virtù della molteplicità delle sostanze usate nella routinaria attività sanitaria.
In questa necessariamente breve relazione sono trattati alcuni agenti chimici a cui sono esposti un gran numero di lavoratori: i gas anestetici.
Si può stimare che circa il 10 % degli operatori sanitari è esposto ai gas anestetici utilizzati nelle sale operatorie. Si tratta di un numero variabile da 50.000 a 60.000 addetti, comprendenti anestesisti, chirurghi, ferristi, strumentisti, infermieri professionali.
I gas anestetici volatili più comunemente somministrati sono attualmente i seguenti:

• Protossido di azoto
• Alitano
• Enfluorano
• Isoflorano

Tutte queste sostanze appartengono al gruppo dei composti assorbiti a livello alveolocapillare e distribuiti ai diversi tessuti biologici.
Attualmente l’anestesia è praticata utilizzando il protossido d’azoto ad elevata concentrazione associato ad un anestetico alogenato, inizialmente allo stato liquido, viene vaporizzato in un apparecchio termocompensato dove si mescola con una corrente gassosa, in genere proveniente da un impianto centralizzato, costituita da ossigeno per circa il 40 % e da protossido d’azoto per circa il 60 %. Le concentrazioni di alogenato nella miscela possono raggiungere il 4-5 % in funzione della sostanza utilizzata e del tipo d’intervento chirurgico da eseguire e variano nelle diverse fasi dell’intervento, con quantità elevate nella fase dell’induzione, della durata di pochi minuti, rispetto alla fase di mantenimento dell’anestesia.
Per tutti gli anestetici volatili è stata dimostrata sperimentalmente una biotrasformazione importante per il fatto che i metaboliti degli anestetici possono essere responsabili di alcuni dei loro effetti tossici.
Sia nel paziente anestetizzato e soprattutto nel lavoratore esposto i gas anestetici sono assorbiti per via respiratoria, trasportati nel sangue e in parte metabolizzati e trasformati (dal sistema fegato-rene) ed eliminati per via respiratoria tal quali, ma sopratttutto escreti dal rene come metaboliti.
Della quota di alotano assorbita e metabolizzata a livello epatico si ritrova nelle urine il 18-20 % come bromuri e il 12 % come acido trifluoroacetico; l’enfluorano subisce una biotrasformazione più limitata, viene eliminato come tale per l’ 83 % per via respiratoria, la quota restante viene escreta con le urine; l’isofluorano risulta il meno tossico tra gli alogenati, viene eliminato quasi in toto per via respiratoria, solo lo 0,2 % si ritrova come metaboliti nelle urine.
L’N2O è una sostanza poco solubile nel sangue e nei tessuti, solo parzialmente metabolizzata dall’organismo, viene rapidamente eliminato per via polmonare al cessare dell’esposizione e piccole quantità sono escrete immodificate nelle urine.
La concentrazione dei gas anestetici nei reparti operatori può dipendere da fattori strutturali degli ambienti (forma, cubatura, efficienza dei ricambi d’aria, sale di risveglio, ece.) e/o da problemi legati alle modalità e alle linee di erogazione: quantità, tipo di erogatore, presenza di sistemi di evacuazione, corretto uso delle attrezzature, perdite lungo i vari punti delle linee per anomalie di tubi, valvole, palloni, rotori degli strumenti di anestesia e raccordi.
In numerosi Paesi la legislazione stabilisce limiti di esposizione relativamente al protossido d’azoto e agli anestetici alogenati.
Pur non esistendo in Italia alcun limite fissato per legge, il Ministero della Sanità ha emanato una circolare (n° 5 del 14 marzo 1989) relativa all’esposizione professionale ad anestetici in sala operatoria. Nella circolare è previsto come limite tecnico nelle sale operatorie esistenti una concentrazione di protossido d’azoto (preso come inquinante guida) pari a 100 ppm, prevedendo un abbassamento a 50 ppm in quelle ristrutturate o nuove. Non vengono indicati limiti per gli anestetici alogenati.
La valutazione delle condizioni di esposizione professionale ai gas anestetici degli addetti può essere effettuata con due modalità:

1. Monitoraggio ambientale degli anestetici per inalazione viene effettuato attraverso due fasi distinte: campionamento e analisi. Le misurazioni possono essere realizzate sia in posizione fissa allo scopo di individuare le condizioni di inquinamento degli ambienti esaminati, sia con campionamento personale per poter valutare i livelli di esposizione delle singole figure professionali.
Nel primo caso (posizione fissa) i prelievi possono essere effettuati ponendo i sistemi di rilevamento all’altezza di circa 160 cm dal pavimento nelle aree da analizzare, come sale operatorie, corridoi, sale di risveglio e d’induzione, locali adiacenti.
Per i campionamenti personali i mezzi di prelievo possono essere posizionati alla cintola degli operatori esposti e sono muniti di raccordi e tubi che consentono di captare gli inquinamenti a livello delle vie respiratorie.
Analizzatori in continuo e in tempo reale per individuare eventuali perdite da circuiti e raccordi.

2. Monitoraggio biologico degli anestetici assorbiti per via respiratoria. Le sostanze ricercate sono i composti tal quali (non metabolizzati) e alcuni prodotti di biotrasformazione noti e analizzabili.
Il monitoraggio biologico eseguito su campioni di aria alveolare o di sangue venoso, può essere eseguito in momenti diversi, ed in generale:
- durante l’esposizione;
- subito dopo l’esposizione;
- alla fine della settimana lavorativa.

Misure di prevenzione

Il procedimento di lavoro deve essere realizzato in modo tale da limitare il rischio al più basso valore tecnicamente possibile, adottando le misure di prevenzione che riducono la possibilità di inquinamento, dovrà essere, pertanto, effettuato un accurato controllo delle perdite:
- dai circuiti ad alta pressione (collegamenti tra prese dell’impianto di distribuzione centralizzato e apparecchio di anestesia) tramite attenta verifica della tenuta delle fascette stringitubo, delle filettature del tubi e delle chiusure a molla, tenendo conto che i punti più comini di perdita sono i tubi di collegamento con l’impianto centralizzato, il circuito ad alta pressione del respiratore. Saranno controllate le pressioni sul manometro dell’apparecchio di anestesia dopo l’apertura del collegamento con l’impianto centralizzato di erogazione del protossido. La pressione va ricontrollata dopo un’ora della chiusura della connessione dell’impianto con il sistema centralizzato, un’eventuale caduta di pressione sarà indice di una perdita.
- dai circuiti di bassa pressione (circuiti dell’apparecchio di anestesia dai flussometri al paziente) mediante la verifica della tenuta del sistema.
I punti più comuni di perdita sono:

• i connettori ad Y;
• le cupole delle valvole non a tenuta;
• i tubi del circuito montati erroneamente o non integri;
• i sistemi di assorbimento;
• il cestello della calce sodata;
• i tubi del by-pass;
• le valvole di sfogo.

 

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