DDL Riforma delle Professioni Sanitarie: servono indirizzi chiari, vincoli certi e una partecipazione strutturata nell’attuazione della riforma

Roma, 23 gennaio 2026 – In merito al disegno di legge delega C.2700 sulla riforma delle professioni sanitarie, la UIL FPL ribadisce che qualsiasi intervento normativo che incida sull’organizzazione dei servizi, sulle competenze e sulle responsabilità professionali non può prescindere da risorse aggiuntive, certe e vincolate.

La previsione di una riforma a invarianza finanziaria, così come delineata nella bozza del disegno di legge delega sulle professioni sanitarie, rappresenta un limite sostanziale all’efficacia dell’intervento normativo. In assenza di nuovi stanziamenti, risulta di fatto impossibile rafforzare le dotazioni organiche, sostenere l’evoluzione delle competenze, migliorare le condizioni di esercizio professionale e garantire livelli adeguati di sicurezza delle cure. Il rischio concreto è quello di trasferire ulteriori oneri organizzativi e responsabilità individuali su un personale già esposto a carichi assistenziali elevati e a criticità strutturali diffuse. La UIL FPL richiama l’attenzione sulla condizione complessiva del personale del Servizio Sanitario Nazionale, caratterizzata da carenze strutturali di organico, squilibri territoriali, modelli organizzativi disomogenei e limitate prospettive di valorizzazione professionale. Tali criticità interessano l’insieme delle professioni sanitarie e, parallelamente, anche l’area medica, dove permangono significativi squilibri tra settore pubblico e privato e rilevanti difficoltà in specifiche aree di specializzazione, legate alle condizioni di lavoro, ai carichi assistenziali e ai livelli di responsabilità.

La riforma delle professioni sanitarie riguarda l’intero sistema sanitario, pubblico, privato e del terzo settore, all’interno del quale operano le medesime figure professionali, con identici percorsi formativi e analoghi profili di responsabilità. Nonostante ciò, il sistema presenta già oggi profonde differenze sul piano contrattuale, normativo ed economico, che producono disomogeneità nelle condizioni di esercizio professionale, criticità organizzative e fenomeni di dumping contrattuale, con ricadute dirette sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta complessiva dei servizi.

Per la UIL FPL, una legge delega che interviene sulle professioni sanitarie non può ignorare tali disallineamenti e deve porsi l’obiettivo di garantire coerenza, equità e uniformità di tutele, evitando che l’attuazione della riforma accentui ulteriormente le disparità già esistenti tra i diversi ambiti di erogazione dei servizi sanitari.

La UIL FPL evidenzia come l’impianto della legge delega, per come attualmente delineato, presenti un livello di generalità tale da rendere determinante la fase attuativa. In assenza di criteri stringenti, indirizzi vincolanti e di una cornice condivisa, il rischio è quello di demandare a successivi provvedimenti scelte di forte impatto sull’organizzazione dei servizi e sulle condizioni di esercizio professionale, senza adeguate garanzie di coerenza, uniformità e sostenibilità.

Per la UIL FPL, l’efficacia della riforma dipenderà quindi dalla capacità di accompagnare l’attuazione della delega con paletti chiari e con un coinvolgimento preventivo delle parti sociali, al fine di evitare soluzioni frammentate o disomogenee che finirebbero per aggravare le criticità già presenti nel sistema.

E’ necessario che la legge delega debba orientarsi a interventi strutturali capaci di incidere realmente sull’organizzazione del sistema. In particolare, è fondamentale definire standard nazionali vincolanti per la programmazione delle risorse umane, basati sulla complessità assistenziale e sui carichi di lavoro reali; superare approcci emergenziali nella gestione delle carenze di personale; garantire che lo sviluppo delle competenze sia accompagnato da formazione in orario di lavoro, riconoscimento contrattuale e adeguate coperture assicurative.

Si evidenza il rischio di modifiche dello skill mix o l’ introduzione di nuove figure professionali in assenza di un quadro nazionale condiviso, di risorse dedicate e di un confronto preventivo con le parti sociali e le comunità scientifiche. L’esperienza dell’Assistente Infermiere, figura ibrida istituita tramite DPCM, inserito frettolosamente nello scorso CCNL della sanità pubblica e seguito solo successivamente da un piano strategico che ne ha evidenziato criticità applicative e organizzative, dimostra come scelte definite senza un confronto preventivo possano risultare di difficile applicazione e rischiare di compromettere la qualità dell’assistenza e la piena garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza.

Analogamente, la revisione dei profili di responsabilità deve rafforzare la responsabilità organizzativa delle aziende sanitarie, evitando che le conseguenze di carenze strutturali ricadano impropriamente sui singoli professionisti.

Particolare attenzione deve essere riservata anche alle aree disagiate, alle zone interne, alle isole minori e alle zone di confine, dove la continuità dei servizi può essere garantita esclusivamente attraverso politiche strutturali di incentivazione economica, misure di sostegno logistico e una reale valorizzazione professionale, e non mediante strumenti coercitivi.

La UIL FPL ribadisce la necessità che l’attuazione della legge delega avvenga attraverso l’istituzione di un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni sindacali rappresentative, quale sede stabile di partecipazione alle scelte che incideranno sull’organizzazione dei servizi, sulle condizioni di esercizio professionale e sulla sicurezza delle cure. Solo un confronto permanente e un investimento adeguato sulle professionalità del Servizio Sanitario Nazionale possono consentire a questa riforma di tradursi in un reale rafforzamento del sistema pubblico e della piena tutela del diritto alla salute.

MEMORIA UIL/UIL FPL AUDIZIONE 22 GENNAIO 2026 SUL DDL DI RIFORMA DELLE PROFESSIONI SANITARIE