INFORMATIZZAZIONE E DIGITALIZZAZIONE DELLA SANITÀ, lo studio a cura della UIL in collaborazione con la UIL FPL

La gestione delle risorse del Pnrr, dedicate alla digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale, procede con gravi ritardi e inefficienze. È quanto emerge dallo studio del servizio Stato sociale, Politiche fiscali e Previdenziali, Mezzogiorno, Immigrazione della UIL, diretto dal Segretario confederale Santo Biondo in collaborazione con la UIL FPL e la Segretaria generale di categoria, Rita Longobardi, che ha analizzato i dati di Open Pnrr, aggiornati al terzo trimestre del 2025, sulla spesa effettiva delle risorse per l’informatizzazione e la digitalizzazione della sanità, della Missione 6 del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Complessivamente, per l’ammodernamento del sistema sanitario italiano, sono stati messi a disposizione circa 15,63 miliardi di euro. Di questi, oltre 8,6 miliardi sono dedicati all’innovazione, alla digitalizzazione e al rafforzamento della gestione dei dati sanitari.

Nello specifico, per l’“ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero”, su un totale di 3.1 miliardi di euro a disposizione per finanziare 1487 progetti, sono stati spesi 1.209 miliardi, ossia il 39% delle risorse. La spesa non è solo lenta, ma anche disomogenea. Mentre l’Emilia-Romagna e la Toscana hanno raggiunto il 61%, il Veneto il 55% e il Piemonte quasi il 50%, alcune regioni del Mezzogiorno registrano numeri decisamente più bassi: il Molise, ad esempio, si ferma al 18% e Calabria, Sicilia e Puglia restano tra il 20% e il 24%.

Per la misura “Telemedicina per un migliore supporto ai pazienti cronici” su un totale di 974,3 milioni di euro, per 65 progetti approvati, la spesa effettiva si attesta a poco più di 107 milioni di euro, pari all’11% del totale, con quasi tutte le regioni a quota zero nei pagamenti.

Un andamento lento si registra anche nella spesa per il “rafforzamento dell’infrastruttura tecnologica per la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati sanitari”: su una dotazione totale di 1,1 miliardi di euro, con 174 progetti, la spesa effettiva è del 31%, pari a 341 milioni di euro. In particolare, alcune regioni mostrano percentuali di spesa relativamente elevate, come la Basilicata con il 29%, il Trentino e la Sardegna con il 22%, o il Molise con il 19%, mentre altre presentano livelli di pagamento molto bassi o nulli come il Lazio e il Friuli-Venezia Giulia ferme a zero o la Lombardia e le Marche ferme all’1%. Quindi, sebbene non ci sia un netto divario tra Nord e Sud, la disomogeneità territoriale è comunque evidente.

Dal punto di vista normativo e progettuale, per lo sviluppo del FSE e la realizzazione dell’Ecosistema dei Dati Sanitari nazionale, per garantire interoperabilità, standardizzazione e sicurezza dei dati entro il 2026, molti passaggi risultano formalmente completati. Sono state adottate le linee guida nazionali, è stato avviato il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, è stato reso operativo il gateway nazionale per l’interoperabilità e sono stati definiti nuovi flussi informativi sanitari. Tuttavia, la traduzione di questi strumenti in servizi realmente operativi resta incompleta e disomogenea. Sono esemplari i dati sull’utilizzo del FSE: a livello nazionale, solo il 27 per cento dei cittadini per i quali è presente almeno un documento nel FSE, ha effettuato un accesso recente.